martedì 12 marzo 2013

Giuda

Ciao blog,
ti lascio scritta questa Omelia di don Primo Mazzolari del giovedì santo del 195 8. Parla di  me, quando chiedo, mettendo alla prova la divinità di Dio, quando mi aspetto da Lui che, da re quale è, cambi la storia che ha previsto per me.

"Cari fratelli, è proprio una scena d’agonia e di cenacolo. Fuori c’è tanto buio e piove. Nella nostra Chiesa, che è diventata il Cenacolo, non piove, non c’è buio, ma c’è una solitudine di cuori di cui forse il Signore porta il peso. C’è un nome, che torna tanto nella preghiera della Messa che sto celebrando in commemorazione del Cenacolo del Signore, un nome che fa’ spavento, il nome di Giuda, il Traditore.
Un gruppo di vostri bambini rappresenta gli Apostoli; sono dodici. Quelli sono tutti innocenti, tutti buoni, non hanno ancora imparato a tradire e Dio voglia che non soltanto loro, ma che tutti i nostri figlioli non imparino a tradire il Signore. Chi tradisce il Signore, tradisce la propria anima, tradisce i fratelli, la propria coscienza, il proprio dovere e diventa un infelice.

Io mi dimentico per un momento del Signore o meglio il Signore è presente nel riflesso del dolore di questo tradimento, che deve aver dato al cuore del Signore una sofferenza sconfinata.
Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. E’ uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore. Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: "Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!"
Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa’ anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi ma amici. Gli Apostoli son diventati gli amici del Signore: buoni o no, generosi o no, fedeli o no, rimangono sempre gli amici. Noi possiamo tradire l’amicizia del Cristo, Cristo non tradisce mai noi, i suoi amici; anche quando non lo meritiamo, anche quando ci rivoltiamo contro di Lui, anche quando lo neghiamo, davanti ai suoi occhi e al suo cuore, noi siamo sempre gli amici del Signore. Giuda è un amico del Signore anche nel momento in cui, baciandolo, consumava il tradimento del Maestro.
Vi ho domandato: come mai un apostolo del Signore è finito come traditore? Conoscete voi, o miei cari fratelli, il mistero del male? Sapete dirmi come noi siamo diventati cattivi? Ricordatevi che nessuno di noi in un certo momento non ha scoperto dentro di sé il male. L’abbiamo visto crescere il male, non sappiamo neanche perché ci siamo abbandonati al male, perché siamo diventati dei bestemmiatori, dei negatori. Non sappiamo neanche perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Ad un certo momento ecco, è venuto fuori il male, di dove è venuto fuori? Chi ce l’ha insegnato? Chi ci ha corrotto? Chi ci ha tolto l’innocenza? Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione. Vedete, Giuda, fratello nostro! Fratello in questa comune miseria e in questa sorpresa!

martedì 5 marzo 2013

La preghiera bussa,il digiuno ottiene,la misericordia riceve

Ciao blog, ascolta  :
"Tre sono  le cose per cui sta salda la fede, pedura la devozione,resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia.
Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene il digiuno, lo riceve  la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno e misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita una dall'altra.
Il digiuno è l'anima della preghiera e la misericordia la vita del digiuno. Nessuno le divida, perchè non riescono a stare separate. Colui che ne ha solamente una o non le ha tutte e tre insieme, non ha niente. Perciò chi prega digiuni. Chi digiuna abbia misericordia. Chi nel domandare desidera di essere esaudito, esaudisca chi gli rivolge domanda. Chi vuol trovare aperto verso di sé il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica.

mercoledì 27 febbraio 2013

su Benedetto

"Sono uscita all'alba nel parco del nostro monastero, in cuore avevo le parole dell'Angelus del Papa: vado sul monte, non abbandono, continuerò il mio compito di pastore nella preghiera. Parole folgoranti per il mio quotidiano. Anch'io sono sul monte e vivo la mia vita di preghiera. Preghiera che non è rifugio, ma presenza davani alla Presenza, lotta, amore, silenzio. Spazio di profondità del cuore. I passi che mi separano dal parco sembrano eterni dentro il flusso dei pensieri. "Prego per l'italia", ha detto il Papa a Napolitano: il mio Paese, amato e tormentato, incapace di decollare eppure mai sconfitto. Un Paese che è Mistero agli stessi italiani.
Il parco bagnato dal chiarore del mattino, riluce di splendore. La neve è intatta, come un'anima vergine che attende l'incontro con Dio. Rileggo in essa le tante discese dentro il mio cuore: nelle orazioni serali, nelle lectio divine, nel canto dei salmi. Un'attesa di Dio, cercato in un gelo che sembra non finire mai.

venerdì 22 febbraio 2013

non chiederci la parola

"Non chiederci la parola che squadri da ogni lato
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.

Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra una scalcinato muro!

Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.
 (Eugenio Montale - Ossi di seppia)

martedì 19 febbraio 2013

Sui viali dei falò

Rimini 2004 - Con Don Oreste Benzi nella città della notte, per i viali della periferia dove le auto rallentano accanto ai falò.
Lui tonaca nera, 79 anni, non ha paura di niente. A un incrocio due donne: una dell'Est, giovane e bionda. L'altra ha ben più di sessant'anni, e così vestita e pesantemente truccata sembra una maschera tragica. La bionda è infastidita dal prete che le allontana i clienti. La vecchia, è come se non le interessasse più niente.
Don Benzi le chiede di dov'è, e dove vive. Quella risponde, prima loconica, poi, stupita che qualcuno l'ascolti, più loquace, come reduce da un troppo lungo silenzio.
Una vita di abbandoni e solitudine; e ancora qui, stanotte, sulle labbra quel rossetto sgargiante.
Dietro di noi  le  auto passano, rallentano,se ne vanno. Don Oreste: " Ascolta, se vuoi, io ti porto via di qui, ti aiuto". La donna dubbiosa, diffidente, espira una boccata di fumo. Guarda ancora la faccia di quello strano prete. Poi:"Vabbé,dammi il tuo numero, magari, guarda, domani ti chiamo".
Non l'avrei mai detto. Come riesce a parlare con tutti, quest'uomo? Forse è per quello che mi confida nella calca notturna del lungomare, tra la folla dell'estate, vociante, ebbra, ridente:"Io contemplo Cristo, nella faccia di tutti quelli che incontro".    (Marina Corradi)
E' morta la nonnina che amo, non so bene perchè, l'ho vista pochissimo, ma l'ho sempre pensata, non so perchè, in lei immaginavo mia madre, che è morta a sessant'anni, e quando mi ha lasciato mi ha lacerato il cuore. Ecco, la nonna G  che aveva novantasei anni, mi faceva pensare a come sarebbe stata mia madre da vecchia,una donna passionale fino all'ultimo, non rassegnata, che cercava ancora di capire gli altri, senza pretendere di essere giustificata perchè vecchia, spaventata dalla morte non in quanto morte, ma per come ci sarebbe arrivata. Ecco allora il miracolo: Il Signore le ha dato la gioia di capire tutto fino all'ultimo respiro, di chiedere perdono e di darlo a chi glielo aveva chiesto, di affidare la sua anima a Dio, e Gesù, che è al capezzale di tutti i morenti, l'ha presa in braccio e dolcemente se l'è portata via. Come non desiderare una morte così?

giovedì 7 febbraio 2013

L'ombra e la luce

"Torrida giornata di luglio.
Cielo blu smalto, non un filo di vento.
 Nell'ora più calma sto sistemando la casa. La finestra è spalancata.
Il figlio di cinque anni giocherella con un piccolo dinosauro di plastica. Si affaccia alla finestra.
Fuori nella luce abbagliante del sole allo zenit,il tetto disegna sulla ghiaia un'ombra nera,netta.
La voce di mio figlio. "Mamma, a cosa serve l'ombra ?" Io, distrattamente. "Serve a dare un pò di fresco in una giornata come questa." Silenzio. Lui continua a guardare la riga nera, in cortile.
"Però - replica -l'ombra c'è anche in inverno. A cosa serve l'ombra, d'inverno?" In difficoltà, sto pensando a cosa rispondere quando il bambino si risponde da solo: "Forse, l'ombra serve perchè siamo più contenti della luce". Io alzo  la testa disorientata.
Poi: "Scusa , cosa hai detto?" Ma lui, già dimentico, di nuovo gioca con il suo dinosauro.
Quel taglio nero sulla terra, come una non rimarginabile ferita. Che davvero, l'ombra serva perchè siamo più contenti della luce, e il male sia permesso perchè infine desideriamo il bene, e il dolore, perchè domandiamo  la pace?
Ma chi suggerisce certe cose ai bambini?
Vorrei ricordarmene da vecchia, l'ultimo giorno: l'ombra, è perchè siamo più contenti della luce"
                                                                                     Marina Corradi

martedì 5 febbraio 2013

piuttosto che "piuttosto"

ciao blog,
Nuovo Zingarelli dice di piuttosto: 1- avverbio: più facilmente, più spesso,più volentieri,o meglio, alquanto, abbastanza, più presto. 2 - nelle locuzioni, congiunzioni:  piuttosto di, piuttosto che - anzichè: fa mille cose piuttosto che studiare - piuttosto di cedere voglio andare in rovina.
con ellisse del verbo: piuttosto la morte! Piuttosto la miseria!.
Ma allora perchè è diventato la congiunzione "e"? Tutti a usarlo per parlar forbito ed è divenuto insopportabile e io piuttosto che sentire tutti i piuttosto con cui si farciscono i discorsi, spengo la tele e leggo dei buoni libri.