domenica 23 dicembre 2012

letterina di Natale

Caro Gesù,
ecco che si avvicina il tuo compleanno! La tua vita si è fermata a trentatre anni, ma noi ancora ti festeggiamo come se tu fossi qui con noi, e ti rivediamo piccolino, appena nato, tenero fagottino in braccio a tua madre, bambina anche lei, e ci sentiamo il cuore struggere di fronte a te così abbandonato agli sguardi degli uomini e donne che nel presepe, stanno davanti alla capanna per salutarti.
Quei pastori non sapevano cosa tu avresti vissuto, come saresti stato oltraggiato, come saresti morto.
Avevano però capito che tu eri speciale, non sapevano cosa sarebbe avvenuto, ma avevano intuito che in te c'era qualcosa di regale, importante e fondamentale anche per loro.
La tua vita, poi, è stata tutta un abbandono all'amore. Ogni tuo gesto, ogni tua azione, ogni pensiero sono stati impregnati di amore per tutti quelli che ti hanno avvicinato e , conoscendoti si sono sorpresi del tuo amore per loro, e allora ti ringraziavano, e poi non potevano fare a meno di inn amorarsi di te, di corrisponderti.
Torniamo al tuo compleanno. Ma cosa festeggiamo se tu non sei più con noi da ben 2000 anni?
Noi festeggiamo la tua nascita, perchè vogliamo ricordare con te tutta la tua vita terrena, insieme a te ripercorrere i momenti belli e quelli dolorosi, fino alla tua morte ingiusta e terribile, perchè sappiamo che la tua morte non è stata l'ultima parola, tu sei risorto e oggi sei in mezzo a noi, con noi, ci aiuti nella fatica, ci consigli nel dubbio, ci conforti, ci sproni ad andare avanti, ci sostieni nella debolezza, ci fai sentire importanti e unici, dai un senso alla nostra vita, asciughi tutte le nostre lacrime, tu insomma tu prendi cura di noi poveri cristi e ci conduci per mano fino alla fine, quando finalmente ti vedremo faccia a faccia e gioiremo con te.
Buon compleanno, bambino Gesù!
 

mercoledì 19 dicembre 2012

Il borsh

Borsh due volte alla settimana!
Tu sai bene, caro blog, che adoro tutto quello che è tradizione, soprattutto quella culinaria e italiana.
Sono fiera della cucina italiana, dell'italiano Roberto Benigni, dell'italiano Capo dello Stato, della ligua italiana, del clima italiano, delle canzoni italiane, dei caratteri degli italiani, della storia italiana.......... ecc. ecc.
pur non essendo una reazionaria ed amando tanto il socialismo vissuto.
Perchè tutto 'sto preambolo? Per dire che ho dovuto cedere alla bontà del borsh ( zuppa di verdure russa ) di cui L ha tanta nostalgia almeno sei giorni a settimana. L è ucraina e anche lei tradizionalista, orgogliosa perfino del clima ucraino (pensa un pò ) che fa + 40° in estate e - 40° in inverno.
Ora ve lo presento:
metti sul sul fuoco una pentola con due litri di acqua e comincia a pelare 3 o 4 patate, falle a tocchetti e mettile nella pentola, aggiungi una costa di sedano, 3 o 4 foglie di cavolo, una tazza di fagioli già cotti e intanto che questa verdura cuoce fai a listerelle una rapa rossa, una grossa carota, mezza cipolla e metti il tutto in una padella con del burro o se sei in un periodo di digiuno, puoi usare l'olio d'oliva. Fai soffriggere bene  per una decina di minuti, mescolando spesso, poi aggiungi nella pentola con le altre verdure, gira bene, cuoci ancora 10 minuti aggiustando di sale e peperoncino ( poco poco ) e voilà è fatto !
Tempo di cottura totale una quarantina di minuti, devono risultare croccanti e la minastra non deve essere troppo salata.
Va servito cosparso di crema di latte.



una vera bontà

martedì 4 dicembre 2012

L'Avvento

Ciao caro blog,
quanto tempo! Credevo di non avere più voglia di parlarti ! Mi spaventa avere troppa confidenza con te, ma stasera posso farlo perchè vorrei che tu ascoltassi quello che ho da dirti.
Son passati mesi in cui abbiamo visto la morte in faccia, una faccia che non ha espressione, immota, senza colore.  R è stato malissimo, ricoverato d'urgenza e sottoposto a trasfusioni; per circa un mese sono stata vicina al suo letto senza parlare, con una speranza nel cuore, aspettando che aprisse gli occhi e mi sorridesse. Ho lottato per lui con i medici che l'avevano in cura e che volevano dimetterlo quando ancora aveva bisogno di trasfusioni, sono stata esigente con le infermiere che lo assistevano, non potevo fare altro che stare con lui, mi sembrava di non avere niente altro da fare che guardarlo respirare per essere certa che c'era ancora.
Ora R è a casa, si è ripreso, è un uomo forte, ma porta i segni della permanenza in ospedale, la ferita che aveva è sempre più estesa e proviamo con mille farmaci per poterla guarire ma fino ad ora non ci siamo riusciti.
Ecco l'Avvento, questo tempo così speciale, in cui  inizia di nuovo la storia tra l'uomo e Dio in Gesù Cristo, storia mai finita e iniziata con il Battesimo, ma se fino ad ora abbiamo perso l'occasione di conoscere Gesù e di amarlo per quello che è, ci viene data un'altra opportunità: si ricomincia, coraggio! Forse questa è la volta buona.
"il termine cristo, non è un nome o un cognome personale: è un titolo comune per designare l'uomo che trasmette agli altri la parola di Dio. Quel Cristo là si nominava, secondo i documenti, Gesù di Nazareth, però altre volte, attraverso i tempi, il cristo si è presentato sotto diversi nomi, di maschio o di femmina - lui non bada al genere - o di pelle chiara o scura - lui si mette il primo colore che capita - è in oriente e in occidente e in tutti i climi - e ha parlato in tutte le lingue di Babele - sempre tornando a ripetere la stessa parola! Difatti solo da quella si riconosce il cristo: dalla parola! Che è solo e sempre la stessa: quella là! E li l'ha detta e ridetta e tornata a ridire, oralmente e per iscritto, e da sopra la montagna e da dentro le gattabuie e ...dai manicomii.....Il cristo non bada alla località, nè all'ora storica, e nè alle tecniche del massacro...Già. Siccome lo scandalo era necessario, lui si è fatto massacrare oscenamente, con tutti i mezzi disponibili - quando si tratta di massacrare i cristi, non si risparmia sui mezzi...Ma l'offesa suprema, che gli hanno fatta, è stata la parodia del pianto! Generazioni di cristiani e di rivoluzionari - tutti quanti complici!- Hanno seguitato a frignare sul suo corpo - e intanto della sua parola ne facevano merda!
E così, d'ora in poi, lui, se torna, non dirà più parole, perchè tanto, quelle che aveva da dire le ha gridate ai quatro venti. Quando è apparso in Giudea, il popolo non l'ha creduto il vero Dio parlante, perchè si presentava come un poveraccio, non con l'uniforme delle Autorità.
Però se torna, si presenterà ancora più miserabile, nella persona di un lebbroso, di una accattoncella deforme,, di un sordomuto, di un bambino idiota. Si nasconde in una vecchia puttana: trovami! e tu, dopo esserti servito della vecchia puttana per una scopata, la lasci là, e uscito all'aria aperta, cerchi in cielo: " ah, Cristo, sono duemila anni che aspettiamo il tuo ritorno!" "Io" risponde lui dalle sue tane,"non sono MAI partito da voi. Siete voi che ogni giorno mi linciate, o peggio ancora, tirate via senza vedermi, come se io fossi l'ombra di un cadavere putrefatto sotto terra. Io tutti i giorni, vi passo vicino mille volte, mi moltiplico per tutti quanti siete, i miei segni riempiono ogni millimetro dell' universo, e voi non li riconoscete, pretendete di aspettare chissà quali altri segni volgari..." Si racconta che un cristo,una volta camminando per una via di campagna ebbe fame e andò a cogliere un  frutto da un albero di fico. Ma siccome non era stagione, l'albero non aveva frutti: nient'altro che foglie incommestibili...E allora cristo lo maledisse, dannandolo alla sterilità perpetua...Il senso è chiaro: per chi riconosce Cristo al suo passaggio, è sempre stagione. E chi non riconoscendolo gli nega la propria frutta col pretesto del tempo e della stagione, è maledetto. Non si discute. Non c'è pretesto, per rimandare, perchè Cristo non deve scendere dalle stelle, o da un passato e futuro chissà dove, ma sta quà adesso, dentro di noi. Pure questa non è un novità, è cosa risaputa, gridata ai quattro venti: che dentro a ciascuno di noi c'è un Cristo" ( Elsa Morante - La Storia )

mercoledì 31 ottobre 2012

Finalmente il freddo!

Ciao caro blog,
sono contenta che il freddo sia arrivato, così le mie giornate vissute in casa non mi sembreranno claustrofobiche. In estate avevo la mia valvola di sfogo che sono i balconi  della mia casa,
; ne ho quattro di cui uno molto grande, e sono tutti pieni di fiori. Uno ha cinque enormi vasi di coccio con ortensie di tutti i colori, nel balcone della cucina ci sono tanti vasi di odori : menta,origano,due diversi timi,due vasi di rosmarino che uso in mille preparazioni, due lunghi vasi di basilico, prezzemolo e due vasi di salvia.  Nel giardino condominiale ho piantato un bel cespuglio di alloro che ho usato questa estate per tenere lontane le tarme della lana negli armadi di mia figlia e fra qualche giorno saprò se ha funzionato.
Nel balcone "papale", così dicono i figli data la sua forma rotondeggiante che sembra si possa fare un "discorso",nel balcone dunque ci sono tanti vasi di fiori di tutti i tipi, senza ordine, non simmetrici, all'italiana, e tutte le mattine la prima cosa che faccio è rimirarli, tolgo le foglie appassite, controllo la terra e intanto penso che potrei comprare ancora qualcosa di nuovo.
Ma ahimè ! Tutto finito! Con il freddo piano piano tutte le piante geleranno, e allora sarà proprio inverno.
Stamattina, piena di buona volontà, ho pulito la stufa a legna, la fornasela, come dicono qui, e l'ho accesa, l'ho mandata a calore e, sempre per dare un senso alla giornata, ho deciso di fare una torta che ho conosciuto e sperimentato nel lontano 1993, quando mi sono trovata a fare la cuoca nella  cucina dell'albergo di mio fratello tutta ristrutturata, che doveva aprire per Natale, e non aveva il cuoco perchè malato.
Così, tra padelle enormi e ricette trentine, ho voluto inserire questa torta emiliana, torta degli addobbi, che ha avuto un successo incredibile.
Ora ve la racconto: porta questo nome  per una tradizione antica e civilissima. Ogni dieci anni le parrocchie emiliane, si rifacevano la "faccia", venivano disincrostate, ridipinte, rimesse a nuovo, il quartiere addobbava le finestre, si faceva la processione con il Santo ( ogni parrocchia aveva il suo), e in ogni casa la "massaia" faceva questa torta "bella" bianca, senza cioccolato, con le mandorle e c'era l'usanza di invitare i conoscenti in casa per assaggiare una "mandleina", un pezzetto di torta tagliata a forma di mandorla, e così l'uscio di casa si teneva
 tutto il giorno socchiuso, pensate un pò  che roba.
Quindi prendi un litro di latte, salalo un pò e mettilo sul fuoco, quando bolle unisci 100 grammi di riso per minestre (chicco piccolo), cuoci per un bel pò, fino a che il tutto sembri una crema,  non cedere alla tentazione di mettere più riso perchè non diventerebbe così cremoso a fine cottura.
Lascialo raffreddare, mettilo in una ciotola, aggiungi 200 gr. di zucchero, 125gr. di mandorle sbucciate e frullate, ci vorrebbero anche due o tre mandorle amare, ma noi speriamo che siano in mezzo alle mandorle dolci, 5 uova sbattute (c'è chi dice che ne servono 6, ma a me sembrano troppe) e 100 gr. di cedro candito che io tengo sempre nel freezer, perchè lo candisco io e non avendo conservanti ammuffirebbe.
Imburra e spargi pangrattato in una teglia possibilmente rettangolare, e metti il composto in forno a 150° per almeno due ore. Che non ti venga in mente di usare una teglia di silicone, perchè il composto è liquido e cadrebbe tutto dalla teglia.
Sfornala e irrorala con liquore amaretto, falla freddare, tagliala a losanghe, metti uno stecchino su ogni losanga, e poi offrila a chi ami, sapendo che anche secoli or sono si faceva la stessa cosa.
R oggi, dopo circa de mesi , non ha la febbre, è stato seduto sulla sa sedia a rotelle per quattro ore e così ha potuto mangiare a tavola con me e L.
Alle 13 sono andata a prendere L all'asilo e l'ho portata a casa nostra. R le accarezzava la testa, un gesto che non faceva più da tanto tempo,perchè non riusciva a muovere le braccia. Ma oggi l'ha fatto e io sono felice e non mi manca niente.
"Ho creato tutto questo per te, mia sposa, e sappi che tutte le bellezze sono nulla in confronto a quello che ti ho preparato nell'eternità" (Gesù a santa Faustina Kowalska)

sabato 27 ottobre 2012

i quattro "ismi"

Ciao blog,
sono loro i quattro ismi che ci stanno portando alla rovina:  egocentrismo, edonismo, consumismo, relativismo. Ci stiamo dimenticando di chi ci sta vicino, tutti presi a "cercare" di soddisfare noi stessi, e il problema è che non ci riusciamo, e allora l'ansia di realizzarci in qualche modo ci spinge a far progetti che ci sembrano fondamentali per la nostra vita : viaggi, acquisti, cure di tutti i tipi...... non che non siano cose buone per noi, ma che non siano gli unici nostri interessi, non ci saziano, abbiamo sempre fame e sete e continuiamo a cercare, con una intima insoddisfazione che chiamiamo curiosità.
Se poi nasce un problema, lo risolviamo usando i nostri metodi, perchè tutto è relativo ai nostri bisogni, e immoliamo al nostro dio, cioè a noi stessi, tutto e tutti per poter essere felici.
La verità è che abbiamo paura di tutto: del tempo che passa, delle malattie, della mancanza di soldi, della solitudine, di cedere a qualcuno.
Abbiamo paura di soffrire e per questa paura ci alieniamo, vivendo a trenta metri da terra, e credendo che tutto ci sia dovuto, pieni di pretese nei confornti degli altri, usando il vittimismo, e soprattutto non diciamo nè accettiamo la verità, vogliamo essere apprezzati, ammirati, anche invidiati, non accettiamo che l'altro possa soffrire, ci disturba il suo dolore, cerchiamo di non vedere, ci giriamo dall'altra parte, e  via così
fino alla fine.
I Beatles mi cullano con le loro canzoni, mentre scrivo mi vengono a mente tanti momenti vissuti con R quarant'anni fa. Sentivamo solo questa musica, non ci piacevano i Rolling Stones, R la suonava tutta, era bravissimo. Ecco "Something", "Oh! Darling", "Carry that weight", mi vengono i brividi, continuo a mettere su il cd perchè credo ai miracoli. R li ha amati più di tutti gli altri gruppi. Adesso forse, ascoltando, sentirò ancora la sua voce rauca che canticchia "Sun King" o "Come together", non si sa mai......

lunedì 8 ottobre 2012

il rosario

Caro blog,
voglio farti partecipe di questa bella testimonianza sulla recita del Rosario, il breviario del popolo come si dice, che ho trovato sul mio quotidiano; è di Pere Aimè Duval, un prete che scriveva canzoni a sfondo religioso, è morto nel 1985 e diceva: " mi rimane scolpita nella memoria la posizione che prendeva mio padre nella liturgia domestica della corona. Egli tornava  stanco dal lavoro dei campi con un grande fascio di legna sulle spalle. Dopo cena si inginocchiava per terra, appoggiava i gomiti su una sedia e la testa tra le mani, senza guardarci, senza fare un movimento, né dare il minimo segno di impazienza. E io pensavo: "mio padre che è così forte, che governa la casa, che sa guidare i buoi, che non si piega davanti al sindaco...mio padre davanti a Dio diventa come un bambino. Come cambia aspetto quando si mette a parlare con Lui. Dev'essere molto grande Dio se mio padre gli si inginocchia davanti ! Ma dev'essere anche molto buono, se si può parlargli senza cambiarsi il vestito!" Al contrario, non vidi mai mia madre inginocchiarsi. Era troppo stanca la sera per farlo. Si sedeva in mezzo a noi, tenendo in braccio il più piccolo. Ci guardava ma non diceva niente. Non fiatava nemmeno se i più piccoli la molestavano, nemmeno se infuriava la tempesta sulla casa o il gatto combinava qualche malanno. Ed io pensavo:"Dev'essere molto semplice Dio, se gli si può parlare tenendo un bambino in braccioe vestendo il grembiule. E dev'essere anche una persona importante, se mia madre quando gli parla non fa caso né al gatto né al temporale".
Rifletti blog, rifletti.........

domenica 7 ottobre 2012

Voglio camminare

Caro blog,
questa è la situazione : R  è caricato di altri mali che peggiorano sempre di più le sue condizioni di vita. Sono quindici giorni che passa dal letto alla poltrona, per starci poco tempo e poi di nuovo a letto, è sempre assopito e la sua pelle si rompe, provocando piaghe.
Non chiede mai niente, fa dei piccoli cenni con gli occhi, qualche sorriso e se mi avvicino alla sua bocca con la mia, mi bacia.
Ho dovuto mettere R in un letto singolo di quelli da ospedale, allora ho pensato che tenerlo nella nostra camera  lo avrebbe isolato, così ho sistemato il letto in sala, di fronte alla cucina, e da lì lui segue tutta la vita della sua casa,  i profumi e i rumori che lo coinvolgono, e mi vede sempre girare di quà e di là.
Sembra che tutto stia precipitando e io mi meraviglio di come io possa continuare a vivere senza disperarmi per quello che sto passando accanto a lui. Sono piena di speranza, non so neanche io in cosa, ma questa mi riempie le giornate, loro scorrono via tra un timore e una gioia e se esco a fare la spesa o a salutare i figli, nel ritornare penso con apprensione a come lo troverò, ma sono sempre sicura che in tutto quello che accadrà cè la mano di Dio che ama tanto R e tutti noi, e da questo Amore non può che venire la serenità, un desiderio di consegnarci a Lui e di lasciare che Lui ci porti dove vuole, il bisogno di farsi amare, e di camminare diritti nella strada dove Lui ci ha pensato, a capo nudo, sapendo nel cuore che il Suo disegno di amore su di noi è buono, allora le paure e le sofferenze sono vinte dalla certezza della Sua bontà, che ci accompagna fino al traguardo che noi ora non conosciamo e che sarà meraviglioso.