mercoledì 22 aprile 2015

Tre parole

"Anche nel dolore, nella tragedia insensata, siamo bombardati di parole.
Ma cosa si può dire di fronte a centinaia e centinaia di persone innocenti morte in mare? Al loro sogno di felicità spezzato? Alle loro famiglie che da oggi non avranno più padri e madri, fratelli e sorelle, figli e figlie? Cosa si può dire? Ho solo tre parole nel cuore. Una parola di pietà per chi ha visto la sua speranza inghiottita negli abissi del Mediterraneo.
Per chi prima di imbarcarsi è stato vessato, picchiato, violentato. Quante cose come queste ho incontrato nella vita!
Poi una parola di severità per un mondo che continua a voltarsi dall'altra parte.
Per chi ha fatto partire questa gente e per chi ne ha fatto merce.
Per i leader incapaci di accogliere, di assumersi una responsabilità, per chi potrebbe investire risorse in sviluppo invece che in armi e in altri affari.
In fine una parola di speranza.
Per incoraggiare chi lotta per un mondo più giusto, per i sì che ogni persona può dire nel proprio cuore.
Il sì che sa piangere con chi piange, il sì che accoglie, il sì che diventa più forte del pregiudizio, il sì che si arrende davanti all'umanità ferita per dare vita.
Questo sì è controcorrente? No. Lo sento: va nel verso giusto. Ernesto Olivero"

venerdì 17 aprile 2015

E' possibile!

" Un giovane una volta mi ha lanciato una sfida: " Mi parli della castità?". Gli ho risposto con una domanda:"lo sai che un calciatore che punta alla serie A accetta di allenarsi decine di ore alla settimana e fa tutto questo per una palla? Dimmi cosa vuoi fare nella vita e ti parlerò di castità."
Quel giovane si è fatto triste:" Certo che io me la sono giocata male la mia castità". Ed io:"Si può rinascere. Una delle persone che amo di più ha abortito, ma da quando ci conosciamo è quella che sta più vicino alle mamme che hanno dei problemi. Non è impossibile".
Sento nelle viscere che chi ha incontrato Dio non è il migliore, è solo un uomo e una donna che ha intuito la strada della conversione e prova a percorrerla.
Servono tempo e determinazione.
Proprio come per il bambino che vuole diventare calciatore, la bambina che coltiva i sogno di diventare un ballerina di successo, un giovane talento della musica che accetta di passare ore davanti a un pianoforte o con una chitarra, nella vita interiore è la stessa cosa.
Dobbiamo diventare come bambini, desiderosi di incontrare maestri, pronti a farci correggere, sereni nel capire che nella vita c'è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere." Ernesto Olivero

venerdì 26 dicembre 2014

Ritorno sui miei passi

ciao,
quanto tempo!!!!
Ho da raccontare un mare di storie, ma ora non ho tempo perché ci ho messo mezz'or per trovarti,
e ho solo un po' di minuti per raccontarti, intanto, questo fatto, senti:
1980: ero incinta di C e stavo in vacanza a Capriana - Trento -, mia madre era in ospedale a Roma e mi racconta al telefono che mi aveva preso un "cacchietto" di un meraviglioso Philodendro che era nel corridoio dell'ospedale, e che voleva provare a fare una pianta per me.
Il "cacchietto" ha fatto radici ed è diventato una bellissima pianta.
Mia madre (sigh, sigh) è morta nel 1985 ma la pianta era rigogliosa e me la ricordava ogni giorno, l'accarezzavo e la spolveravo con amore.
Nel 2000 ha avuto un improvviso collasso, ha perso  le foglie e l'ho portata, molto preoccupata, da un vivaista che l'ha guarita, ma nel 2012 è definitivamente morta .
Ho sofferto anche per la sua morte, per me era un segno di tenerezza di mia madre per me, di come si ricordasse di me anche nella malattia che l'ha poi portata a morire, ma non ho avuto il coraggio di estirpare " il suo corpo" rinsecchito dalla terra del vaso, per poterci piantare una pianta nuova.
Ho messo il vaso nel balcone a nord, e lì ha passato due anni, al freddo dell'inverno da -10 e oltre per lunghi periodi, nella terra fredda e secca.
Ma, un mese fa, travasando delle violette, vicino al vaso, lo guardo e, meraviglia delle meraviglie, vedo due "cacchietti" nuovi sul  mozzicone di tronco rimasto.
Mi veniva da piangere dalla gioia: ma allora sei viva? Ti porto subito dentro al caldo; scusa, scusami tanto! Ti voglio bene! Ecco, ti bagno bene e lentamente con un po' di acqua tiepida e ...ecco un po' di concime, così mangi un po'|! Scusami, come ho potuto credere che l'amore ha fine! L'amore non ha mai fine e vince su tutte le morti del nostro vivere!

mercoledì 19 marzo 2014

la vita esplode

"Una mattina serena, dopo tanta pioggia.
E' successo all'improvviso.
Dalla finestra dello studio, esposta a nord-est e senza sole d'inverno, per la prima volta ieri, ne è entrato u  n raggio. I gatti di casa sono arrivati subito, come misteriosamente convocati: e sdraiati sulla scrivania se ne sono fatti accarezzare, socchiudendo beati gli occhi d'oro.
Poi, appena fuori dal portone, quell'aria che ti senti sulla faccia, diversa-con dentro echi di cosa? Di erba, di terra intiepidita dal sole. E questa luce chiara, che quasi ti fa chiudere gli occhi, e netta, che fa brillare i colori.
Ma è al parco, che in una notte la nuova aria ha compiuto la metamorfosi: le forsizie, di colpo, sono tutte fiorite. Erano cespugli secchi, e ora sono un'esplosione di oro. E ti accorgi allora che ovunque vai, dove c'è appena un angolo stretto di giardino dietro ai cancelli, anche lì ecco le forsizie radiose. Che si parlino tra loro?Che si siano messe d'accordo? Mi immagino,nel

domenica 29 settembre 2013

pensieri scomposti.

Ma ciao caro blog,
quanto tempo! Quante storie! Quanta vita è passata in questo mese!
Ti scrivo perché ho alcune cose da dirti, per niente collegate tra loro, ma mi frullano nella testa perché mi hanno fatto tanto pensare tra un lavoro e l'altro e le voglio fissare sul foglio per poterle rileggere.
Ecco la prima:
le sette opere di misericordia corporale:
1 - Dar da mangiare agli affamati
2 - Dar da bere agli assetati
3 - Vestire chi è nudo
4    - Alloggiare i pellegrini
5 - Visitare gli infermi
6 - Visitare i carcerati
7 - Seppellire i morti

E va bene, forse quelli te li ricordi, e questi?
Le sette opere di misericordia spirituale:
1 - Consigliare i dubbiosi
2 - Insegnare agli ignoranti
3 - Ammonire i peccatori
4 - Consolare gli afflitti
5 - Perdonare le offese
6 - Sopportare pazientemente le persone moleste
7 - Pregare Dio per i vivi e per i morti

Leggiamoli attentamente e proviamo, non dico di farlo, ma di desiderare di poterlo fare con chi ci vive a fianco e intorno.

Un altro pensiero:
Quando il bambino è felice? Quando fa quello che desidera il suo genitore. Quando il bambino è piccolo, è sereno e contento quando fa contenti mamma e papà, perché non ha discernimento e vive in simbiosi con i suoi genitori.
Ma ecco l'adolescenza, il tempo della vita in cui quel bambino cresciuto comincia a discostarsi da quella simbiosi, cerca la sua  dimensione, trova nel mondo che lo circonda la sua personale vocazione, inizia a diventare un uomo.

Non so se sono riuscita a spiegarmi, ce l'ho in testa ed è un pensiero che mi consola. Penso ai miei nipoti, ai più grandi, alle loro ansie, le loro paure, i loro desideri, vorrei poterli aiutare, ma non posso fare granchè, come nonna posso solo consolarli  incoraggiarli, e congratularmi con loro per le buone cose che fanno, a tutto il reto ci pensano i genitori che hanno le spalle grandi e forti.

Mamma mia, che confusione! E' meglio che vada a riposare, ma solo un bel caffelatte caldo.

Buonanotte!

domenica 18 agosto 2013

ohps! Ho sbagliato link

Volevo mostrarti il link della Cima Dodici Apostoli che mi ha sorpreso perché non sapevo che lassù a 2.800 metri l'uomo ha scavato nella roccia una chiesa che raccoglie tutte le targhe dei nomi degli alpinisti morti scalando le nostre montagne e dove si celebrano Messe in suffragio. ora provo a indicartelo di nuovohttp://www.madia.it/mdm_rifbrenta.htm.,
Mi piacerebbe da morire salire fin lassù, provare a capire tutti quegli uomini e donne che hanno desiderato arrivare a toccare il cielo, forse ad entrarci per poter vedere Dio e che ora conoscono il Suo volto e godono della Sua visione.

La Cima XII Apostoli

Ciao blog, per me è stata un scoperta!
Ti metto il link

venerdì 16 agosto 2013

Il desiderio dei dolci

Ciao blog,
passato Ferragosto, Feriae Augusti, che ha origine dalle feste romane del I° del mese in onore di Augusto Imperatore, "gabbato lo Santo", come da un antico proverbio, eccomi qui con il mio tempo da riempire.
Fuori c'è il sole. Bello, tu dirai, per me no. Sto aspettando la pioggia, perché i ruscelletti di montagna sono quasi asciutti, e il mio orto soffre per la siccità e io non posso bagnarlo perchè la cisterna dell'acqua è vuota.
Sto qui davanti al computer con un desiderio folle di dolci, non penso al salato, penso a torte, biscotti, marmellate e mi attaccherei anche al miele pur di soddisfare questa voglia.
Vorrei resistere e allora provo a parlarne per fare psicoterapia.
Mi piace molto fare i dolci di qualsiasi genere, ma amo in modo particolare i dolci da forno, quelli lievitati, un po' elaborati, lunghi, ma che danno un sacco di soddisfazione.
Uso spesso il mio "lievito madre" perché ne ho spesso una quantità esagerata, rinfresco dopo rinfresco.
Penso che presto farò gli strudel lievitati di ricotta e papavero perché sono dolci senza tanto zucchero e, a mangiarli, mi sento meno in colpa.
La cosa è che devo perdere dieci chili di peso per poter fare un intervento, e da quando il medico mi ha detto di dimagrire, mi viene sempre questa voglia terribile di DOLCEEEEEEEEE.....
Ho eliminato il pane per il pranzo e la cena, ma la mattina....apriti cielo..... cappuccino e pane con miele o marmellata, che bono!
Ma insomma, mi vado ripetendo per giustificarmi, la vita è già tanto dura, vivo la maggior parte della giornata a casa, possibile che non posso godermi un bel pezzo di dolce ? Uffa!
Ma da dove viene questo bisogno che ho sempre avuto? Forse dal fatto che la mia glicemia è molto bassa, come se non  li mangiassi mai questi benedetti dolci?
Ieri , leggendo un libricino, ho trovato la risposta che mi ha soddisfatto

sabato 3 agosto 2013

c'è orto e orto

ciao blog,
penso a qualche giorno fa in baita. Penso alla flora e alla fauna di quel posto benedetto da Dio.
Lì ho un orto grande dove pianto tutte quelle verdure che possono maturare a 1600 metri d'altezza: patate, cavoli, zucche, insalata, cipolle, fragole, porri, barbabietole, fagiolini, ribes, lamponi, bietole, spinaci, carote.
Poi lavoro un piccolo orto comunale qui a Pergine e anche lì pianto verdure ma è tutt'un'altra cosa:
il mio orto di montagna è vivo, sulle pianticelle volano farfalle, vespe, ci sono grilli e una volta, sotto
una pianta di rabarbaro, ho visto un rospetto. Forse le foglie non sono perfette, un po' macchiate, qualche volta un po' raggrinzite perché il terreno non ha tutti i nutrienti in equilibrio, ma niente di chimico, la natura la fa da padrone, quando sposto la terra con il badile, spuntano lombrichi e la talpa solleva la terra nel prato.
Mi sono persa a descrivere: volevo dire che qualche giorno fa, proprio lassù, i miei nipoti hanno rincorso le farfalle e le hanno catturate solo per vederne i colori, subito dopo volavano libere tra i fiori; ogni tanto si sentivano urletti di paura perché qualche vespa arrivava vicino a qualche naso, c'era un'armonia perfetta tra l'uomo e la natura, che goduria!
L, 'orto di pianura, invece, non ha insettini vari, solo moscerini fastidiosi e parassiti come acari e pidocchi, e perché tutto questo anche se io lo curo come faccio con l'altro ? Perché intorno si usano continuamente antiparassitari, veleni, che uccidono tutto anche gli insetti che servono a combattere le malattie delle piante .

mercoledì 31 luglio 2013

un articolo da leggere e meditare

 ciao blog,
ti invito a leggere questo articolo che ti segnalo per intelligenza, arguzia e profondità del suo autore.
Spero di riuscire a inserire il link, sono imbranata, adesso ci provo, clicca qui,
http://www.doppiozero.com/materiali/editoriale/da-franti-grillo-gianburrasca-e-Berlusconi
Spero tu lo possa leggere, e dirmi cosa ne pensi
Ciao, ti saluto, vado a portare R  a letto

domenica 21 luglio 2013

Else Lasker-Schuler

                             Il monello di Dio

"Mi calai da una nube di primavera
Che il mondo ancor piccolo era
e Dio ancora un giovane padre

Mille vite felici sulla terra darei
per rinascere in Dio qualsiasi cosa farei
e per rivedere gli angeli in tanto luccichio
eh sì, quando ero ancora il monello di Dio."

e ancora

lunedì 15 luglio 2013

Ho debellato gli acari

Grande, proprio grande la natura. Tutto ciò che esiste ha un senso e un perché. C'è il limone che serve, per esempio, a pulire le mani macchiate dai vari lavori, l'aceto che sgrassa e fa brillare ogni cosa (eccetto il marmo che si macchia), olio che ammorbidisce la cute della testa ed estirpa la forfora (brrrr),il sale che, sciolto nell'acqua calda, ammorbidisce le ruvidità dei talloni, e così via potrei continuare all'infinito. Ma l'ortica, proprio lei, a cosa serve? Solo a scalzare gli umili spinaci dall'essere i protagonisti di un ripieno di raviolo e a far gongolare il cuoco per " l'originalità " del suo piatto ? No, serve a combattere gli insetti più devastanti e devastatori, distruttori, succhiatori di linfa delle piante che abbiamo sui nostri balconi o nei nostri orti: gli acari.
Io ho fatto così: ho raccolto 1 chilo di ortica prima che fosse in fiore e l'ho fatto a mani nude, prendendo gli steli dal basso, l'ho messa in un secchio con 10 litri di acqua, ho girato bene, l'ho posta all'ombra per 1 giorno e mezzo, ma tu puoi tenerla anche 2 giorni, non di più, poi l'ho filtrata e messa in bottiglia di quelle con lo spruzzo, e ho cominciato a spruzzare le piante la mattina e la sera.
Son bastati due giorni e gli acari, punti dal liquido urticante, sono morti o scappati, non lo so e non m'importa, ma hanno lasciato in pace le mie piante, soprattutto il rosmarino, il timo e le altre aromatiche, che sono tornate rigogliose e contente di vivere e, cosa importante, le ho potute adoperare subito e soprattutto l'operazione disinfestante è stata a costo zero.
Cara ortica, prometto di non strapparti più quando ti vedo nell'orto, ti cimerò per non farti diffondere troppo, ma ti curerò con immensa gratitudine. Viva l'ortica!

domenica 14 luglio 2013

La penombra

Ecco Luglio con il suo caldo! Giusto che sia così, anche perché è il primo della stagione, fino ad ora niente estate. Ma quando il caldo arriva e resta per giorni, mi vengono tutte le nostalgie che credevo non avere più: nostalgia del bosco, della baita e di poter stare seduta lì a 1.600 metri d'altitudine con la brezza fresca che sfiora la pelle, che sgonfia le gambe e le mani, con il rumore delle foglie che si muovono come in un canto, con lo sguardo verso il basso, giù nella valle, dove la caligine bollente copre la città, pensando ai poveracci che sono costretti a viverci sotto.
Ora lì, sotto la caligine ci siamo anche noi, R ed io, perché i ragazzi sono su in alto, chi da una parte chi dall'altra, e oggi che sono stranamente sola con R da qualche ora, ho sistemato la casa, ho rifatto i letti e poi ho socchiuso le persiane o imposte, che dir si voglia, e ho creato una penombra "very  good", e nel silenzio della casa mi muovo con calma, per non sudare, e mi sembra di stare a Roma, da giovane, quando difendevo i bambini dal caldo, tirando giù le tapparelle e grazie al Ponentino, nella casa l'aria si muoveva e noi, rifugiati lì, aspettavamo l'imbrunire per scendere nel giardino condominiale armati di uva, pesche e cocomero e sfamarci sbrodolandoci tutti, e stavamo lì , tra frizzi e lazzi, fino all'ora di dormire, anche le undici mezzanotte, noi grandi a chiacchierare, e i figli, tanti, a giocare insieme a cani e gatti del palazzo.
R dorme pacifico, io ho una gran voglia di fare una torta con il quark e le amarene, spero di riuscire a resistere a non farla, perché me la mangerei tutta;  è irresistibile perché fresca, dolce e aspra, una goduria! La farò per il compleanno di E che sarà fra sette giorni, così, a condividerla, non mi sentirò in colpa.
Ora ti lascio e, dopo aver messo il cd di Lorenzo G che mi hanno regalato C e Y, vado a svuotare il lavandino dai piatti sporchi, poi filtrerò l'ultimo vaso di sciroppo di sambuco,rinfrescherò la pasta madre per poter fare il pane domani mattina, imposterò un ragù (devo usare della carne macinata con urgenza), e infine dovrò trovare il modo di usare i fagioli "dell'occhio", che ho lessato e stanno in frigo ad aspettare.
Che ne dici? Arriverà intanto il fresco e usciremo per andare nell'orto a raccogliere qualcosa di pronto e ad annaffiare, se ce n'è bisogno.,

venerdì 31 maggio 2013

le cocule di melanzane

sono giorni che non ti scrivo più ed è successo di tutto. L se n'è andata, così su due piedi, dall'oggi al domani, senza problemi. Mi ha lasciato stupita, ma , non so perché, per niente dispiaciuta, anzi lo so: durante la sua assenza per le ferie, ho ritrovato mio marito che prima era un suo "dominio", nel senso che era lei a decidere cosa fare e non fare con lui, io mi sentivo messa da parte e non me ne rendevo conto, ero in difficoltà ad accarezzarlo e baciarlo davanti  lei e, cosa più importante, credevo di non essere capace di assisterlo, di provvedere ai suoi bisogni, di curare tutta la sua giornata.
Non è così, no, proprio non lo è, almeno per ora.
Dalla mattina alle sei, fino alla sera verso le dieci giro intorno a lui, lo accudisco e lo coccolo e sono contenta di riuscire a farlo da sola, questo mi riempie la giornata, e R sembra un po' più ricettivo e, cosa non da poco, con il danaro risparmiato, ora comprerò un'auto allestita per disabili, così potremo andare, spero, al mare.
Allora, caro blog, avrai capito che stiamo bene e soprattutto sereni,anche perché sentiamo la vicinanza dei nostri figli e dei generi e della nuora, non ci sentiamo soli ma sostenuti e intorno a noi c'è armonia e, soprattutto, voglia di vivere.
Ma tu dirai: e che cavolo c'entrano le cocule ?
Beh, ho fatto una prova e devo dire, molto ben riuscita.
Tu sai che le cocule, piatto pugliese, sono delle piccole polpettine di patate o di pane e io e ho fatte con le melanzane CRUDE, ascolta:
Fai le melanzane a fette e mettile a deamarizzare con il sale, lavale e asciugale bene, mettile nel robot e sminuzzale, ma non fare una poltiglia, lasciale a pezzettini piccolissimi, mettile in una terrina e aggiungi uovo ( regolati secondo la  quantità delle melanzane) parmigiano, pecorino, prezzemolo, un po' di aglio se ti piace, un po' di pangrattato, sale e pepe, gira bene e poi con due cucchiai fai le
quenell

es e metti nell'olio caldo, se vedi che si sfaldano, aggiungi un po' di farina, rimescola il tutto e friggi.
Sono morbide e molto saporite e, se vuoi, puoi ripassarle in un sughetto di aglio, pomodoro e basilico.
Buone!  

sabato 20 aprile 2013

Ecco il nuovo "vecchio" Capo dello Stato Italia

Sono contenta, tanto contenta, caro blog,
abbiamo di nuovo il nostro "vecchio" Presidente.
Anche stavolta un vecchio è la "soluzione",forse, dei nostri problemi politici e sociali.
Checchè ne dicano quelli che vogliono rottamare tutto e tutti, la saggezza e la competenza di "nonno Giorgio", ha vinto sull'arrembanza di certi giovani che non tengono conto degli anziani da cui potrebbero ricevere molto.
Sarebbe bello poter svuotare quelle che romanticamente chiamano case di riposo e che sono invece l'anticamera della morte, rimettere i nostri vecchi nelle case insieme alla famiglia dei figli e usufruire della loro esperienza e del rapporto di intimità e complicità che si forma tra i nonni e i nipoti.
Non bisogna aver paura, ma essere generosi con chi si ama.
Io ho fatto un'esperienza di vita in comune con i miei genitori appena sposata e per quattro anni. Nonostante mio padre fosse una persona difficile, siamo riusciti a crearci i nostri spazi e a rispettarci vicendevolmente e ne ha avuto beneficio la nostra prima figlia che ha voluto molto bene ai miei ed è stata molto amata.
Bene! Buon lavoro, caro Presidente!   

mercoledì 17 aprile 2013

Il migliaccio

Ciao caro blog,
come sai è tanto tempo che cerco una buona ricetta del Migliaccio, dolce napoletano a rischio di estinzione, e' di origine antichissima, da ricercare nella semplice cucina contadina delle popolazioni italiche pre-romane. Prima era confezionato con il miglio, ma oggi si usa semola di grano duro, ed è buonissimo. Io l'avevo mangiato cinquant'anni fa a Napoli, ospite di zia Ninuccia, e me lo ricordo ancora.
Ho cercato nei miei libri, anche vecchissimi, nel web, tra le mie conoscenze; ho trovato tante ricette, ma nessuna mi soddisfaceva (ormai ho la conoscenza giusta degli ingredienti e del modo di lavorarli).
Ho messo insieme le materie prime che trovavo appropriate, le ho lavorate come mi sembrava più giusto ed è venuto fuori un dolce "stupendo" (a mio parere): profumato, cotto bene ma umido come deve essere, color miele, senza burro, che ricorda il "confortino" che si mangiava a metà mattina o nel pomeriggio, per spezzare la fame.
Ora ti dico una cosa: siccome ho usato un sacco di tempo per questa torta, e non mi va di metterne  a disposizione la ricetta perchè sono gelosa e mi piace condividere con chi ha veramente desiderio di rifarla, dopo 'sto preambolo se c'è qualcuno che me la chiede rispondo volentieri.




che meraviglia!



i fiori della mensa

 Belli vero? Sono i fiori con cui accogliamo il Signore il sabato sera nell'Eucarestia. Fanno da cornice al  Suo Santo Corpo e al Suo Santissimo Sangue, e danno gloria al Suo Santo nome con la loro bellezza, il loro colore e soprattutto l'incredibile profumo che emanano, e sono un segno di festa per noi che siamo riuniti intorno alla Mensa, ci liberano il cuore dalle pesantezze della settimana, ci fanno entrare nel "rendimento di grazie" che è il vero significato della parola Eucarestia.
Se, durante la settimana, ci sono state tensioni, discussioni, incomprensioni, sofferenze, arriviamo carichi di problemi, stanchezze, ribellioni; ma già la vista di una Mensa bianca piena di fiori multicolori ti mettono allegria, ti fanno entrare nella gioia. 
A fine Eucarestia, i fiori che hanno adornato la presenza di Gesù, si spendono anche per noi, perchè ognuno ne può prendere per il proprio altare familiare, non si tiene niente da parte, tutto è condiviso come i Corpo e il Sangue di Gesù.

giovedì 11 aprile 2013

Che risveglio!

Ciao, caro
senti che risveglio stamattina!
Mi sono alzata presto, come al solito, perchè la mattina rendo tanto, il pomeriggio mi diletto a "c....giare" fino a sera. Ho coccolato un pò R, gli ho attaccato la pappa, ho fatto colazione: cappuccino e pane fresco con la marmellata di ciliegie e ribes (mia), e in attesa di andare a raccogliere cicoria nei campi, ho acceso il pc e sono andata a cercare Lui, Carlos, il grande Carlos,

nelhttps://www.youtube.com/watch?v=95kCv10duFw

Ahia, non sono stata capace di metterti il link in modo corretto, ma tu, se vuoi, ascoltalo lo stesso e abbi  pazienza con me.
Mamma mia come vorrei essere quel percussionista!

martedì 9 aprile 2013

ma è mai possibile!

Ciao,
sono un pò uffa! Ti spiego: da un anno ho in casa una L "badante" brava, bravissima, ma.......
Sen ti che roba: laureata in fisica, maggiore della polizia del suo paese, figlia di contadini, esperta di ogni cosa perchè ha fatto duecentomila corsi universitari , compresa economia domestica, cuoca provetta nella cucina del suo paese, psicologa infantile, educatrice inflessibile e adesso non mi viene più in mente niente ma ogni volta che parliamo di qualcosa mi chiude la bocca dicendo "si fa così, io lo so perchè ho fatto il diploma di ......".
Poco fa stavo parlando al telefono con un'amica e dico "ti devo lasciare perchè è ora di cucinare qualcosa" e L "si bisogna mangiare presto perchè...." e giù a spiegarmi per l'ennesima volta che tutto quello che si mangia la sera tardi diventa" grasso e pancia ", e sai che mi è venuta voglia di fare?
 Mi sono messa a scriverti per sfogarmi un pò e per "tigna" stasera mangeremo più tardi.
Oggi, dopo varie prove, ho imbroccato la ricetta giusta per fare i "bottoncini  di pane", morbidi, morbidi,abbronzati e lucidi, un pò dolci e profumati, perfetti. Beh! Come li ha visti, come al solito ha detto " li facciamo anche noi" e mi ha spiegato per filo e per segno come li fanno, senza chiedermi come son fatti i miei, non li ha mangiati neanche perchè contenevano burro e lei fa digiuno per la loro prossima Pasqua.
Insomma i miei panini non c'entravano niente con i suoi, che riempiono di carne o capusti o patate , o rape.
Se arrivano i bambini, li monopolizza con caramelle e dolci varii; naturalmente mi fa piacere però che uffa!
Avrei da dire tanto altro, ma devo cucinare altrimenti mi licenzia!
Che faccio? Uffa!!!!!!!!

lunedì 8 aprile 2013

finalmente!

Ciao,
finalmente ci sono arrivata! Ma che sofferenza!
Credo di essere riuscita a liberarmi. Forse a te interessa sapere da cosa? Visto che non puoi ribellarti, allora te lo dico. Mi sono liberata dalle idolatrie che mi schiavizzavano e non mi permettevano di vivere con me stessa, ma mi proiettavano verso gli altri come per un dovere e non perchè lo volessi veramente. Ci ho messo quaranta anni ma ci sono arrivata anche io.

Scusa, non sento, mi hai chiesto per chi avevo queste idolatrie e cosa vuol dire essere idolatri? te lo spiego subito: idolatrare vuol dire, per me, fare un mito di una persona normalissima, avere un'ammirazione eccessiva, un amore esaltato per qualcuno, e da questo qualcuno ti aspetti cose grandi, quasi le pretendi, perchè tu ti senti povera e incapace di essere come loro, ma pensi che loro riusciranno ed essere  e a fare quello che tu non sei e non sai fare. Per chi le avevo? Per alcune persone della mia famiglia. Ho dovuto lavorare tanto per arrivare a vedere che i miei idoli hanno i piedi  di argilla, che talvolta questo mio tendere verso di loro mi dominava, e mi si rivoltava contro, come si rivoltavano contro di me anche loro, forse soffocati da questo mio amore eccessivo.
Bene, caro blog. Ho pianto tanto, mi sono chiesta tante volte perchè c'erano certe reazioni in risposta alle mie offerte di aiuto, o a mie richieste di aiuto, mi sono sentita rifiutata tante volte, ma ora ho capito che siamo tutti uguali, tutti con lo stesso bisogno di essere amati, ma in un modo libero, senza lacci.
Ricordo tutto del mio passato fino ad oggi, tutte le sensazioni buone e cattive che ho vissuto nei rapporti con gli altri. Sono stata figlia, moglie, madre, suocera e nonna, ho avuto tanta difficoltà nei rapporti con i genitori, marito, figli, ma ora sto bene con me stessa e mi sembra anche con gli altri .
Ci sono voluti sessantacinque anni, ma ora credo, credo, di essermi accettata così come sono, e di conseguenza, ho per me stessa questa " autostima" che mi fa guardare gli altri alla pari, senza complessi.
Ti scrivo queste cose, caro blog, perchè forse possono servire anche a te, e a qualcuno che ti legge.
Buona giornata.